2016 – WHAT – What’s Human About Technology?

 
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Fin dal suo primo apparire sulla faccia della Terra l’uomo ha manipolato l’ambiente naturale per migliorare le proprie condizioni di vita e per esplorare il mondo. Nel corso dei secoli la misteriosa corrispondenza tra le strutture del pensiero umano e la realtà fisica ha consentito di utilizzare le leggi della natura fino a livelli impensabili. Proprio perché  la dimensione tecnologica è innata nel nostro rapporto con la realtà, possiamo guardare alla tecnologia per capire meglio noi stessi. E’ inevitabile la domanda: a quale immagine di sé l’uomo tende nel suo incessante intervento sulla natura? Quale speranza, ultimamente, lo muove?

Appare evidente che alcune tecnologie sono “buone”, in quanto migliorano la qualità della nostra esistenza, come ad esempio quelle che riducono la fatica e il dolore fisico, favoriscono la salute, diminuiscono i tempi  e gli sforzi del lavoro, aumentano la conoscenza e la possibilità di esprimersi, riducono gli sprechi e l’impatto dell’attività umana sull’ambiente. Dire che tutto ciò è “buono” esprime un’idea di benessere e di positività della vita che appare condivisa e comune a tutti gli uomini.
Ma possiamo identificare questa positività con l’ultimo desiderio dell’uomo?

Oggi abbiamo raggiunto traguardi che solo cent’anni fa sembravano i sogni di un visionario. Ciò ha aumentato l’irresistibile attrattiva del progresso, ma ha anche reso più evidente la strutturale insufficienza insita in molti di quei sogni. Volevamo poter comunicare con chiunque, in ogni momento, velocemente: Adesso possiamo. Ma possiamo dire che è aumentata in proporzione l’intensità dei rapporti umani e diminuito il senso di solitudine? Volevamo poter viaggiare facilmente in luoghi esotici e conoscere tutto il mondo. Adesso possiamo. Ma con questo è aumentata anche la nostra capacità di godere di un viaggio o di commuoverci davanti alla bellezza di un panorama? Ogni notizia viene trasmessa in tempo reale: ma ci ritroviamo per questo più interessati e più partecipi di quello che succede nel mondo? Oggi molte malattie sono state sconfitte e il dolore è diminuito, ma la morte è ancora più insormontabile; e oggi siamo più capaci di vivere il dolore che inevitabilmente resta?

Se l’unico senso della corsa ai beni meravigliosi che la tecnologia ci offre fossero quegli stessi beni, potremmo forse rischiare di perderci qualcosa? Quale sguardo occorre per valorizzare i frutti della conoscenza dell’universo senza perdere noi stessi? Da dove partire per giudicare? Ci può essere un futuro di bene che non abbia le sue radici nell’esperienza di un bene presente?

Appuntamento al padiglione A5/C5 del Meeting di Rimini dal 19 al 25 agosto.
Queste domande sono state messe a fuoco esplorando quattro tematiche:
- le nanotecnologie,
- le biotecnologie,
- la realtà virtuale,
- la robotica,
e sono richiamate in modo esemplificativo in quattro corner (più un’area speciale interattiva) con exhibit e pannelli illustrativi.
Durante tutto il periodo espositivo, questo spazio è diventato anche un’arena di dibattito e di dialogo con personalità che a vario titolo hanno un’esperienza significativa in termini professionali e personali su questi temi.

L’iniziativa WHAT è accompagnata dalla pubblicazione di uno Speciale della rivista Emmeciquadro che raccoglie i contributi dei curatori dello spazio espositivo.

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Catalogo: numero speciale della rivista Emmeciquadro
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