2008 – Atmosphera Realtà e miti dei cambiamenti climatici

 

Atmosphera Il tema dei cambiamenti climatici è uno dei più cruciali della nostra epoca. Esso costituisce una sfida scientifica di enorme portata e al tempo stesso un’occasione culturale senza precedenti: ci costringe infatti a prendere coscienza dei fattori essenziali di un rapporto adeguato tra uomo e natura in epoca post-moderna. È questo l’argomento al centro della mostra ATMOSPHERA realizzata da Euresis per il Meeting di Rimini 2008.

Nel corso dei millenni l’uomo ha saputo usare creativamente della natura in funzione della propria sussistenza e del miglioramento delle proprie condizioni di vita. Gli ultimi 300 anni, dominati dell’esplosione industriale e tecnologica secondo una certa idea di progresso, hanno visto un incremento straordinario dell’impatto dell’uomo sull’ambiente con conseguenze non sempre prevedibili. Gli indizi recentemente rilevati di un forte aumento del diossido di carbonio nell’atmosfera forse correlato con un incremento della temperatura media del pianeta, destano preoccupazione: per la prima volta siamo di fronte all’eventualità che l’attività umana contribuisca, in modo parziale o dominante, a modificare il clima terrestre a livello globale.

Il dibattito è acceso e persino esasperato. Ma al bombardamento mediatico al quale siamo continuamente sottoposti su questi temi non corrisponde una chiarezza del dato scientifico. Anzi, la confusione sembra trionfare. Quali sono realmente i dati sperimentali? Quali i fatti consolidati e quali le incertezze? Qual è l’affidabilità dei modelli che vengono usati per trarre conclusioni e prevedere scenari futuri? E qual è l’effettivo contributo dell’uomo? Sappiamo che in epoche remote, ben prima di qualsiasi possibile influsso antropico, il clima del nostro pianeta ha attraversato altre variazioni significative, talvolta drammatiche, come glaciazioni o lunghi periodi di siccità. Se dunque oggi effettivamente assistiamo a un cambiamento climatico globale, questo è da attribuirsi all’intervento umano o a cause “naturali”?

A queste domande vengono date risposte diverse, anche diametralmente opposte, spesso dettate da preconcetti, interessi particolari, paura o ignoranza piuttosto che da un’autentica ricerca della verità. Da una parte il catastrofismo di chi predica che siamo sull’orlo di una estinzione di massa e vede nell’uomo quasi un parassita della natura. Dall’altra la noncuranza di molti, fermi a una concezione pre-industriale nella quale la Terra era pensata come una risorsa illimitata in grado di assorbire qualunque offesa. Da un’altra parte ancora i seguaci contemporanei del mito di Prometeo i quali ritengono che la Tecnica da sola sia in grado di risolvere tutti i problemi, compresi quelli creati dalla tecnica stessa.

La mostra ATMOSPHERA, che si avvale della collaborazione di alcuni dei massimi esperti del campo, mette in luce i fattori essenziali del problema dal punto di vista scientifico, distinguendo tra fatti consolidati, ipotesi di lavoro, questioni aperte. Il visitatore è condotto in un affascinante percorso interdisciplinare, che parte dal lontano passato della storia della Terra fino a giungere alle più urgenti problematiche attuali, scoprendo dall’interno della problematica scientifica le domande fondamentali sottese al problema. Lo scopo non è certo quello di fornire le soluzioni conclusive alle molte questioni aperte sul tema (nessuno può pretenderlo!), ma di contribuire a prendere coscienza della straordinaria complessità del problema, della ricchezza e delicatezza dei fenomeni naturali che sul nostro pianeta cooperano a stabilire un clima adatto alla nostra vita, e della grande responsabilità a cui siamo chiamati.

La prima parte della mostra illustra lo stato attuale delle conoscenze scientifiche sul presente e sul passato del clima terrestre. Quali sono i fatti e quali le incertezze sull’attuale mutamento climatico? Con quali tecniche è possibile ricostruire l’andamento del clima nel lontano passato della Terra? Quali sono i principali processi naturali che hanno determinato, o possono determinare, cambiamenti climatici globali? Si spazia dai cicli geologici alla violenta attività solare, dalle eruzioni vulcaniche all’effetto dei raggi cosmici, dalle profondità dei ghiacci dell’Antartide al ruolo delle masse oceaniche, dai movimenti della Terra nel sistema solare e nella Galassia ai fattori biologici o accidentali quali la caduta di asteroidi. Quindi si entra nel merito degli effetti della presenza dell’uomo: quali sono gli elementi antropici di maggior potenziale impatto sul clima globale? Come si inseriscono i dati recenti nel quadro della storia a lungo termine del nostro pianeta? Se effettivamente ci avviamo a vivere in una Terra più calda (quale che sia la ragione) come possiamo positivamente rispondere a questo nuovo scenario?

Il percorso scientifico conduce inevitabilmente alla domanda: qual è l’atteggiamento più ragionevole per affrontare questi problemi? Con quali criteri prendere le decisioni a cui siamo chiamati? Qui il tema necessariamente travalica i limiti del metodo scientifico, e chiama in causa la nostra stessa concezione di “natura” e di “uomo”: la ragione scientifica, preziosa per comprendere ogni aspetto particolare, non ci dà i criteri per rispondere. Secondo la tradizione giudaico-cristiana, culla della scienza e della tecnica moderna, la natura è data all’uomo per il suo bene, perché egli possa realizzare se stesso e collaborare alla creazione. Ma al tempo stesso l’uomo non è il padrone del mondo e non può a lungo vivere se pretende di disporre della natura a suo piacimento. Papa Benedetto XVI ripetutamente ha sottolineato l’importanza epocale del problema e indicato la posizione più giusta per affrontarlo: “non possiamo usare ed abusare del mondo e della materia come di semplice materiale del nostro fare e volere; …dobbiamo considerare la creazione come un dono affidatoci non per la distruzione, ma perché diventi il giardino di Dio e così un giardino dell’uomo.” La natura è creazione. Da questa riconquistata coscienza può nascere un protagonismo inedito nel rapporto uomo-natura all’inizio del Terzo Millennio, che arrivi fino a mettere in discussione l’idea stessa di “progresso” così come è stato concepito nella storia recente. Non si tratta di rinunciare a utilizzare le risorse ma di farlo con temperanza e prudenza, per il bene di tutti, consapevoli dei limiti delle nostre conoscenze e riconoscendo la natura come dono prezioso affidato alla nostra cura e responsabilità.

Curatori
Marco Bersanelli – Professore di Astrofisica; Dip. di Fisica dell’Università degli Studi di Milano
Nicola Sabatini – Fisico, Direttore di Euresis
Elio Sindoni – Ordinario di Fisica; Direttore del Dip. di Scienze Ambientali dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca
Carlo Sozzi – Ricercatore presso l’Istituto di Fisica del Plasma [IFP] del CNR, Area di ricerca di Milano

Consulenza scientifica
Lucilla Capotondi – Ricercatore Istituto di Scienze Marine [ISMAR] del CNR
Mario Giuliacci – Professore di Fisica dell’Atmosfera, Università degli Studi di Milano-Bicocca
Gianluca Lapini – Ingegnere ricercatore CESI Ricerca, Milano
Valter Maggi – Professore di Climatologia, Università degli Studi di Milano-Bicocca; Progetto EPICA
Franco Prodi – Direttore dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima [ISAC] del CNR

Hanno contribuito
Francesco Apadula – Fisico ricercatore CESI Ricerca, Milano
Antonio Ballarin-Denti – Professore di Fisica dell’Ambiente, Università Cattolica di Brescia
Stefano Caserini – Professore di fenomeni di inquinamento, Politecnico di Milano
Mita Lapi – Responsabile del Settore Qualità dell’Aria e Cambiamenti Climatici, Fondazione Lombardia per l’Ambiente
Maurizio Maugeri – Professore di Fisica dell’Atmosfera, Dip. di Fisica dell’Università degli Studi di Milano
Ernesto Pedrocchi – Ordinario di Energetica presso il Dip. di Energetica del Politecnico di Milano
Giorgio Vassena – Professore Associato presso il Dip. di Ingegneria Civile, Architettura, Territorio e Ambiente dell’Università di Brescia

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