Le intricate vicende della politica (o della assenza di politica) energetica italiana degli ultimi cinquant'anni, sono l'oggetto di questo libro, frutto della riuscita collaborazione fra un giornalista del Corriere della Sera (Agnoli) e un docente di Economia dell'Università di Milano Bicocca (Pireddu).
Del linguaggio giornalistico il libro conserva una facilità e una immediatezza che ne rendono semplice e piacevole la lettura anche ai non specialisti, ai quali il libro è chiaramente indirizzato, pur senza scadere nelle semplificazioni o addirittura negli strafalcioni tecnici che spesso si trovano sulla stampa non specializzata. Ma anche per gli specialisti il libro può essere assai utile, nel suo ruolo di sintetico compendio e di rivisitazione ordinata delle vicende accadute in un lungo lasso di tempo, pieno di eventi e colpi di scena, che non sempre è facile ricordare tutti a distanza di anni.
Gli autori compiono all'inizio un ampio excursus storico sulle vicende dell'energia nucleare, del petrolio, del gas e delle energie rinnovabili, per far comprendere per quali strade l'Italia è arrivata alla situazione odierna di scarsa differenziazione del sistema e di forte dipendenza dalle forniture di gas naturale. La loro analisi non si limita peraltro al passato remoto, preoccupandosi piuttosto, nella parte centrale e finale del libro, di analizzare le sfide del presente e del futuro.
In particolare, nonostante il libro sia uscito nel maggio 2008, vengono ben chiarite le origini delle problematiche che hanno scatenato il recente conflitto fra governo italiano e Commissione Europea sugli oneri da sostenere per il raggiungimento degli obbiettivi di risparmio, di differenziazione delle fonti energetiche e di emissioni di gas climalteranti fissate dalla Unione Europea per il 2020.
Un conflitto che evidenzia in maniera chiara come la endemica debolezza delle politiche energetiche del nostro paese, che è notevolmente complicata dal conflitto di competenza su ambiente ed energia fra Stato e Regioni, rischia anche di provocare la beffa di «farci pagare un alto prezzo» in penali e sanzioni per il mancato rispetto delle quote di emissione, senza consentirci di godere delle occasioni di lavoro e sviluppo industriale che la trasformazione del sistema energetico potrebbe mettere in moto.
Beffa che si ripresenterà purtroppo, anche se la politica si decidesse finalmente a svolgere con più decisione il suo ruolo di direttiva e di stimolo per un maggior utilizzo delle fonti di energia rinnovabili, in quanto, come scrivono gli autori, «gli incentivi che saranno pagati in bolletta dai consumatori italiani [finiranno] direttamente nelle tasche delle aziende estere (tra cui quelle tedesche, danesi e spagnole) che dominano il mercato e detengono i brevetti di queste tecnologie ».
«Sembra proprio che [in Italia] - scrivono ancora gli autori nelle conclusioni - solo un evento drammatico possa conferire a un esecutivo la forza, o il pretesto, di imporre misure anche impopolari. Con il risultato però di privarsi di uno strumento poco costoso quanto indispensabile: la capacità di programmazione e di visione di lungo periodo che le scelte prese in situazioni di crisi non possono garantire [.], [mentre] una lungimirante politica energetica dovrebbe anche essere in grado di indirizzare il futuro del Paese verso qualche scommessa industriale che abbia buone probabilità di essere vinta».
Un libro in sostanza che ci sembra un tentativo ben riuscito di chiarificazione degli aspetti storici, tecnici (qui faremmo peraltro il piccolo appunto agli autori, che i tanti dati riportati sarebbero più comprensibili con qualche grafico o tabella in più) e politici del complesso «caso energetico italiano»,
che non dovrebbe mancare nella biblioteca di chi vuole comprendere meglio una delle grandi anomalie del nostro Paese.
© Pubblicato sul n° 34 di Emmeciquadro