Educazione - Scienza e conoscenza

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Forme dell'epistemologia contemporanea

Tra realismo e antirealismo
30/12/2005 - Paolo Musso

Urbaniana University Press Roma 2005, Pagine 271, Euro 14.

Sembra proprio che l'autore di questo testo abbia assimilato dal suo principale maestro Evandro Agazzi, oltre ai contenuti e i criteri più direttamente epistemologici, anche la chiarezza e la pulizia comunicativa: la linearità dell'esposizione e la capacità di sintesi precise e non semplificatorie, offrono al lettore una visione sostanziale del pensiero dei filosofi presentati, unitamente alla possibilità di riconoscere con immediatezza i nodi salienti portati alla ribalta dalle varie posizioni. Si può quindi consigliarne la lettura sia agli insegnanti ma anche, almeno per la prima parte, agli studenti dell'ultimo anno di liceo che potranno così ripercorrere i passi fondamentali della analisi filosofica che ha accompagnato lo sviluppo della scienza.

La prima parte del volume infatti accompagna il lettore in un percorso di riflessione sulla conoscenza scientifica a partire dalla storica prescrizione galileiana a "non tentar l'essenza", passando per il neopositivismo logico e per la critica popperiana, fino ad approdare alla svolta relativista e convenzionalista più recente. Una svolta alla quale non è estraneo, seppur in modo involontario, il realista Popper, come viene messo ben in evidenza da Musso commentando il pensiero del più celebre epistemologo del ì900 nella parte meno nota al grande pubblico: laddove, già nella Logica della scoperta scientifica, si parla delle asserzioni-base come di "convenzioni" e della loro giustificabilità non superiore a quella ottenuta "battendo il pugno sul tavolo".

Appare quindi intelligentemente centrato il tema cruciale del dibattito contemporaneo, evidenziato anche nel sottotitolo e sviluppato nella seconda parte. Qui viene condotta un'analisi severa dei più interessanti antirealisti: soffermandosi sull'empirismo costruttivo di Bas Van Fraassen, su alcune stimolanti provocazioni di Hilary Putnam, sul "realismo senza verità" di Rom Harré; non tralasciando neppure di visitare l'interpretazione taoista della meccanica quantistica, e poi di tutta la scienza, elaborata dal fisico Fritiof Capra.

Tutto il testo è comunque ricco di spunti e sottolineature preziose dal punto di vista dell'insegnamento. Come quelle sul concetto di esperimento in Galileo; o quelle sui limiti del principio di complementarità; o quelle sul teorema di Gödel e le sue implicazioni sull'idea di ragione; ma anche quando segnala le aperture realiste e tuttaltro che anarchiche dell'ultimo Feyerabend.

Gli ultimi due capitoli contengono numerose indicazioni per un lavoro construens che, senza cercare di nasconderlo, fanno pendere il piatto della bilancia dalla parte del realismo. Vi si potrà trovare un utile riferimento ai più recenti studi di filosofi e scienziati che, muovendosi nel solco del neotomismo, affrontano le nuove sfide poste alla scienza dall'emergere del tema della complessità e contribuiscono a reimpostare una razionalità aperta e non riduttiva. Per concludere con la posizione originale del già citato Agazzi, con il suo oggettualismo pluralista e con la sua "concezione realista della scienza che riammette a pieno titolo la nozione di verità, senza peraltro degenerare in deteriore scientismo".


© Pubblicato sul n° 25 di EMMECIquadro


Recensito da: Mario Gargantini
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