Scienza & Oltre - Evoluzionismo

Massimo Epis, Edoardo Boncinelli, Orlando Franceschelli
06/10/2008 - L'Eco di Bergamo

Carlo Dignola

Mano tesa dalla teologia: ma la scienza dorme

Massimo Epis ha tentato un dialogo aperto sull'evoluzionismo. Odifreddi lo ignora e «beatifica» Darwin
Mancava il teologo (laico) più à la page del momento, Vito Mancuso, ma in questo weekend di una BergamoScienza ormai planata in Città bassa, anche di domenica mattina la sala Oggioni era piena di gente per ascoltare il confronto su «Religione naturale e religione rivelata». Edoardo Boncinelli, biologo, ricordando il fortunato libro di Mancuso L'anima e il suo destino ha iniziato con il dire che se oggi potessimo arrivare non a censurare gli aspetti spirituali, ma a concepirli in maniera indipendente da qualsiasi religione rivelata «saremmo tutti più contenti, più tranquilli, con meno patemi d'animo». Il tentativo non è nuovo, ha più o meno la stessa età della scienza moderna: si chiama teismo.
    Boncinelli ha poi difeso il darwinismo, una rivoluzione che oggi è «l'unica teoria valida per la scienza». Non esiste nessuna direzione verso cui la natura stia viaggiando, nessun disegno divino e neppure «intelligente» se non la selezione dei migliori (e la speculare ecatombe dei «meno adatti»). Se la natura si evolve - dice Boncinelli - è per virtù del caso, associato a un altro fattore importantissimo: l'errore. La «copiatura del Dna», infatti, è «quasi perfetta», sbaglia solo una volta su un miliardo: ma il numero degli esseri che si riproducono di continuo nella biosfera è così alto che ciò che può variare, portato su tale immensa scala, «deve variare». Noi viventi - dice il biologo - siamo tutti figli della titanica lotta tra virus e batteri che si svolge nel fondo degli oceani, di quella «cieca bramosia» che produce detriti organici che risalgono le acque e vanno poi ad alimentare tutto il ciclo vitale degli animali emersi.
    Il cappello filosofico su questa scienza della natura un po' tetra, nicciana più ancora che leopardiana, lo ha messo Orlando Franceschelli. Ha iniziato dichiarando di volersi «disinfettare» le mani da teologia, metafisica e da ogni «emotività» religiosa, e proponendo una forma di naturalismo fondata su un presupposto indiscusso, su un dogma quindi: che «natura» e «creata» siano un nome e un aggettivo incompatibili. Ne ha quindi derivato - non potrebbe essere altrimenti - accuse di «imperialismo» a chiunque non volesse accettare la sua distinzione metodologica, primo fra tutti il Papa, in cui vede «una postura di tipo integralistico».
    Il teologo Massimo Epis ha iniziato simpaticamente dichiarando di sentirsi, a quel punto, un po' sotto tiro. Ha cercato di evitare «un dialogo tra sordi», citando Karl Barth e i «dardi infuocati» che lanciava contro l'«arrogante pretesa» di un certo pensiero cristiano che vorrebbe «far precipitare il cielo sulla terra», e il suo tentativo di rinnovare la teologia in modo radicale. E ha chiesto però anche di immaginare «una scienza finalmente liberata dalla pretesa di essere una filosofia della Natura». Rifiutando sia il «concordismo» tra scienza e religione sia «un armistizio nell'indifferenza reciproca», Epis ha ricordato che se è vero che un certo «imperialismo religioso» nei confronti della scienza c'è stato ed è sbagliato, esiste anche un imperialismo di segno opposto: quello di una scienza che pretende di stabilire ciò che un Papa può o non può dire. Quello che, mescolando Spinoza, un po' di orientalismo alla moda e soprattutto «una certa renaissance del pensiero gnostico» arriva a usare anche il darwinismo come stampella di una «religione monistica». E ha proposto invece un atteggiamento di distinzione e dialogo tra scienza e teologia, di «umile attesa» dei fatti, di qualunque natura essi siano.
    Ma non è bastato: gli scienziati non capiscono molto di teologia, Odifreddi ha ammesso di aver dormito durante l'intervento di Epis. Lui è d'accordo con Franceschelli: chiudendo a sera una brillante carrellata di due ore sulla vita di Charles Darwin ha detto, a mo' di battuta, che i cattolici non devono poi affannarsi a cercare tanto lontano l'«anello mancante» che dovrebbe congiungere la scimmia e l'animale razionale umano: «Il Papa non è il "primate" di Roma?». Scontando dal concetto l'insulto, l'idea non è distante da ciò che pensa davvero una certa scienza, ben rappresentata ieri: il cattolico, come il musulmano o l'indù, è uno stadio inferiore dell'evoluzione antropologica. Naturalmente esistono anche scienziati non più religiosi, ma più profondi: non dispiacerebbe ogni tanto ascoltarne qualcuno, anche a Bergamo.



segnalato da: Saul Garavaglia
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