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La prima questione che ci interessa ridefinire (anche in vista di una nuova riforma), è cosa noi intendiamo con la parola LABORATORIO. (parola di grande uso nella ipotesi della vecchia riforma e non cancellata in un'ipotesi di nuova riforma).
Il LABORATORIO è il luogo dell'occasione di incontro tra la materialità della realtà attraverso il metodo del "lavoro".
Laboratorio, nel senso etimologico del termine, indica il luogo del lavoro, il luogo dove la realtà materiale è indagata attraverso il lavoro. È il luogo in cui si è colpiti da quello che sta accadendo, cioè da ciò che si sta realizzando. È il luogo dell'esperienza dell'utile e anche del bello. È un luogo ordinato, ogni cosa è al suo posto e il clima è tutto concentrato sull'operare. L'adulto guida, incoraggia, opera e scopre insieme ai ragazzi: qui sta tutta l'autorevolezza dell'adulto. È una attività guidata, si guidano i ragazzi a scoprire e questo genera solo silenzio, cioè stupore. Quando si è impegnati così, la lezione è una conquista.
Un indagine non può prescindere da un'intenzionalità: i ragazzi in laboratorio costruiscono, realizzano attraverso la manipolazione diretta che è strettamente legata ad uno scopo. L'errore che tante volte da parte di molti insegnanti viene intrapreso è quello di far costruire oggetti, plastici, .....cose di per sé bellissime senza però far fare esperienza ai ragazzi dello scopo, della funzionalità (del perché) , di una certa realizzazione. L'esperienza del lavoro come forma della conoscenza implica sempre un giudizio espresso che non necessariamente è un giudizio verbale, l'oggetto che si realizza parla da sé. E' la sua funzionalità, la sua efficienza o la sua non funzionalità ad esprimere un giudizio e quindi a permettere la possibilità dell'esperienza.
La razionalità della persona è ciò che dal punto di vista educativo ci preme per questo non possiamo accettare una separazione tra gesto e pensiero. "La testa non può slegarsi dalle mani e viceversa". Non è il ripetersi meccanico ma l'azione ragionata.
Esempio di come nella nostra società ci troviamo di fronte sempre più a ragazzi che non avendo "manipolato" non hanno sviluppato e quindi interiorizzato,quella serie di passaggi logici fondamentali per lo sviluppo del "salto" all'astrazione. Vogliamo mirare allo sviluppo della razionalità come aderenza ai vincoli che la realtà materiale pone, come consapevolezza dei passi compiuti nel lavoro, come capacità di giudizio sull'esito di esso e su quanto si incontra: ciò va tenuto presente anche nei momenti introduttivi delle attività di laboratorio.
La citazione, a me cara, di George Polya : "Tutti i fisici fanno uso della testa: i migliori pensano anche con le mani" esprime tutta l'importanza del punto esperienziale che deve attuarsi nei nostri laboratori. Il laboratorio è un luogo privilegiato di esperienza.
Dobbiamo avere a cuore il crescere di uomini che "pensano anche con le mani" e cioè interiorizzano, esprimono, realizzano, costruiscono, manipolano non idee, ma pezzetti di realtà.
Di conseguenza:
-le attività di laboratorio sono attività intenzionali in cui si lavora per costruire;
-le attività di laboratorio sono il luogo dell'esperienza legate all'unità della persona, di conseguenza sono interagibili con le attività della scuola (la possibilità di copresenze con altri insegnanti potrebbe favorire unità gesto-pensiero);
L'educazione tecnica è un campo conoscitivo che può appoggiarsi ad altre discipline (geometria matematica scienza) che ha una sua valenza conoscitiva specifica.
-le attività di laboratorio indicano una valenza propria e insostituibile dell'attività stessa: il LAVORO come FORMA DELLA CONOSCENZA.
-concepire queste attività come extra-curricolari, ci sembra veramente pericoloso perchè indice di una mentalità in cui non si ha a cuore lo sviluppo della razionalità della persona.
In ultima istanza non posso non aggiungere il fatto che in questi anni gli insegnanti impegnati nei campi dei cosiddetti "laboratori" non hanno saputo far valere le ragioni del loro operare, riducendo l'educazione tecnica, ma anche artistica, ad un puro sapere nozionistico, enciclopedico, evitando tutta la bellezza di un sapere operativo che avrebbe, ripeto, inciso sullo sviluppo globale della persona.
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