OROLOGI SOLARI
percorsi didattici fra meridiane, astri, storia e internet


di Rosario Mosello*

Una tradizione ricca di significato, quale quella degli orologi solari, può essere riscoperta nella didattica. Per questo, chiarirne con rigore scientifico gli elementi costitutivi apre la strada alla costruzione di percorsi che impegnano la creatività dell’insegnante. Una varietà di suggerimenti a diversi livelli di difficoltà: dalla gita per la scuola di base all’approfondimento storico e astronomico.


A molti sarà capitato di imbattersi in un orologio solare, collocato su una chiesa in montagna, su una baita, in una piazza cittadina o su una costruzione moderna. Antichi o recenti, questi strumenti silenziosi non mancano di esercitare un fascino discreto, di sollevare curiosità e interrogativi sul significato delle bizzarre linee segnate o sulla inclinazione dell'asta che proietta l'ombra. Infatti, se per alcune delle linee, che riportano le cifre delle ore, la funzione è chiara, non altrettanto si può dire per altre, perpendicolari al suolo, variamente inclinate o ellittiche, certamente non casuali o decorative. Questo articolo, partendo da una sintetica descrizione delle parti essenziali che compongono un quadrante solare, si propone di discutere alcuni significati di questi strumenti, che possono servire da percorsi didattici.


Composizione e segni sul quadrante solare

Un quadrante solare (QS) può essere definito come una superficie recante una serie di linee, cifre e indicazioni, atte a misurare l’ora del giorno e, in alcuni casi, la data, utilizzando l’ombra su di essa proiettata da un oggetto (asta metallica, colonna o obelisco, catena o filo) opportunamente collocato ed orientato, denominato gnomone o stilo. La superficie è generalmente piana, verticale (su una parete) o orizzontale; esistono inoltre orologi su superficie curve, concave, convesse o variamente irregolari. Il complesso del quadrante e dello gnomone costituisce l’orologio solare. Il termine meridiana, che nella lingua italiana è assunto come sinonimo di orologio solare, più propriamente indica un particolare tipo di orologio solare, che misura solo il mezzogiorno vero locale.
Di seguito saranno fornite alcune informazioni che permettono di comprendere e leggere un quadrante solare di media complessità, partendo dai moti apparenti del Sole rispetto alla Terra. In questa esposizione sarà considerato prevalentemente il quadrante solare a ore francesi, in quanto è questo il sistema orario più usato negli orologi solari recenti, essendo lo stesso sistema orario usato anche nell’ora civile. Accenni su diverse metodologie di misura del tempo (ora italica, babilonica, canonica) saranno fornite nel paragrafo successivo.
Lo gnomone è l’oggetto che produce l’ombra sul quadrante, permettendo così la lettura dell’ora. Nel caso degli orologi orizzontali lo gnomone è costituito da un obelisco, per quadranti di notevoli dimensioni collocati in un contesto urbano, o da una asta o squadra verticale per orologi orizzontali da giardino o portatili. Nel caso dei quadranti verticali, lo gnomone è generalmente costituito da una asta metallica, ma può servire allo scopo anche una corda o catena, opportunamente mantenuta in tensione. Lo stilo nei QS verticali a ora francese è collocato con una precisa inclinazione rispetto alla parete, in modo da risultare parallelo all’asse terrestre. Se la parete è perfettamente esposta a Sud, l’inclinazione è pari a un angolo retto (90°) meno la latitudine (j) del luogo ove il quadrante si trova; in questo modo lo gnomone risulta parallelo all’asse terrestre e quindi orientato verso i poli e pertanto viene anche chiamato gnomone (stilo) polare. Questo tipo di gnomone, a parità di dimensione, permette una lettura più accurata, in quanto l‘intera ombra dello gnomone è collocata sulla linea oraria. Altri tipi di quadranti, che misurano il tempo in ore babiloniche o italiche, sono invece dotati di gnomone ortogonale alla parete. In questo caso è solo l’estremità dell’ombra che fornisce l’indicazione dell’ora.
Negli orologi solari orizzontali di grandi dimensioni lo gnomone è spesso costituito da una colonna o obelisco. Di questo tipo erano alcuni degli orologi utilizzati dai Caldei, dagli Egiziani e dai Romani. L’obelisco assumeva un doppio significato di monumento, spesso dedicato alla memoria di personaggi illustri o di eventi storici di eccezionale importanza, e di gnomone. In Italia si possono citare come esempi gli obelischi collocati in Piazza San Pietro e a Montecitorio, luoghi da sempre centri di potere religioso e politico.
Le linee orarie indicano, nel momento in cui vengono raggiunte dall’ombra dello gnomone, l’ora della giornata, che può essere letta dai valori numerici, in cifre romane o arabe, che normalmente le accompagnano. Esse costituiscono quindi l’informazione fondamentale che il quadrante deve fornire e sono pertanto essenziali. Una linea oraria assume particolare significato fra le altre, in quanto segna la culminazione del sole: è la linea del mezzogiorno. Negli orologi verticali comunque orientati questa è perpendicolare rispetto al suolo e generalmente è evidenziata da un segno più marcato o dalla lettera «M». Questa linea è denominata «meridiana» e il suo significato, anche simbolico, è tale che questo termine, nel linguaggio comune italiano, è diventato sinonimo di orologio solare.
Il movimento dell’ombra sul quadrante dipende naturalmente dal moto di rotazione della Terra sul proprio asse, che determina l’apparente spostamento del Sole da oriente ad occidente. Questo fa sì che le ore del mattino siano collocate sulla parte destra del quadrante (sinistra dell’osservatore), o meglio alla destra della linea meridiana, mentre quelle del pomeriggio sono sulla sinistra del quadrante.
L’estremità dell’ombra dello gnomone fornisce inoltre indicazione della data, ovvero del periodo dell’anno nel quale avviene l’osservazione. Allo stesso momento del giorno, per esempio al mezzogiorno solare, l’estremità dello gnomone sarà proiettata in posizioni diverse del quadrante a seconda della stagione. Considerando un quadrante verticale, nel periodo invernale, quando il Sole è più basso all’orizzonte, l’ombra sarà più corta e l’estremità sarà collocata più in alto nel quadrante. La lunghezza minima dell’ombra si ha al solstizio d’inverno (21 dicembre), quando l’altezza del Sole sull’orizzonte è minima (figura sottostante).
Al contrario, al solstizio d’estate (21 giugno), il Sole raggiunge la sua posizione più elevata sull’orizzonte e la lunghezza dell’ombra sarà massima. Una posizione intermedia si ha agli equinozi di primavera e d’autunno (21 marzo, 23 settembre). Se ora si considera non più solo il momento del mezzogiorno ma, per ciascuna delle quattro situazioni, lo scorrere dell’ombra lungo l’intero arco del giorno, si disegnano sul quadrante tre linee: una iperbole superiore (solstizio d’inverno), una inferiore (solstizio d’estate) e una retta intermedia, coincidente al momento dei due equinozi. Le linee curve superiori e inferiori ovviamente delineano lo spazio all’interno del quale si può spostare sul quadrante l’ombra dell’estremità dello gnomone (figura a lato).
Allo stesso modo si possono segnare le curve corrispondenti ai giorni di passaggio da un segno zodiacale all’altro. Si ottengono così sette curve (sei curve e una retta), definibili come linee calendario: due, corrispondenti ai solstizi, sono toccate solo una volta all’anno, appunto in occasione dei solstizi; le altre sono invece percorse dall’estremità dell’ombra due volte all’anno. Per esempio, la linea più prossima a quella del solstizio d’estate, è percorsa il 21 maggio e il 21 luglio. Quindi la posizione dell’estremità dello gnomone, sui quadranti con le linee calendario, fornisce, oltre alla misura dell’ora, una indicazione della data: naturalmente la precisione della lettura dipende dalle dimensioni e dalla qualità dell’esecuzione dell’orologio (corretto calcolo delle linee orarie e collocazione dello gnomone).
La lemniscata (figura a lato) è una ulteriore linea che si può trovare tracciata sui quadranti solari moderni. Essa permettere un raccordo fra l’ora civile, cioè quella del nostro orologio, e l’ora solare vera del sito (tempo vero locale). Infatti l'ora del nostro orologio è definita secondo una convenzione internazionale che prevede il globo terreste diviso in 24 fusi orari, generalmente delimitati da alcuni meridiani, scostandosene talvolta per motivi di praticità, ad esempio per includere nello stesso meridiano tutta la superficie di una nazione o gruppo di nazioni. Inoltre questa convenzione assume la durata delle giornate pari a 24 ore e uguali per l'intero anno solare; anche questa è una semplificazione utile nella pratica dei viaggi e dei commerci, ma non riflette la realtà fisica. La durata del giorno è diversa in relazione alla stagione e le differenze fra l'ora solare vera e quella media sono espresse dall'equazione del tempo (figura a fondo pagina). Le linee lemniscate sono riportate in molti orologi solari in corrispondenza ad alcune ore, permettendo così una più rapida trasformazione dell’ora solare in ora civile. Spesso la lemniscata è tracciata in corrispondenza della linea meridiana (ore 12 vere locali). Tuttavia la correzione di ora fornita dalla lemniscata è necessaria ma non sufficiente a trasformare l’ora solare locale nell’ora civile del nostro orologio da polso; è infatti necessario tenere conto che la posizione nella quale ci troviamo non coincide necessariamente con quella del meridiano centrale del nostro fuso orario, ed è quindi necessaria una ulteriore correzione. Questa può essere effettuata tenendo conto che il Sole impiega un’ora per percorrere interamente un fuso orario e che questo è pari a 360° diviso per 24 fusi, ovvero 15°. Quindi il tempo vero locale può essere calcolato dalla differenza in gradi, e sottomultipli, primi e secondi, della località ove ci troviamo rispetto al meridiano del fuso, moltiplicato per 1 ora diviso 15°, ovvero 4 minuti, tempo che il Sole impiega a percorrere 1° di longitudine.

Tipologie di quadranti solari

I quadranti solari, creati per la misura dell’ora, si sono dovuti adattare alle diverse convenzioni di misura del tempo. In generale il maggiore problema legato alla quantificazione delle ore è legato alla diversa durata del periodo di luce nel corso dell’anno. La divisione del giorno e della notte in dodici ore, adottata già dagli Egiziani e dai Babilonesi, comportava così ore di lunghezza diversa nel periodo invernale ed estivo (ora temporaria). Un importante aspetto del sistema riguarda dunque la durata, costante o meno, dell’ora nei diversi sistemi di classificazione. Di seguito esamineremo brevemente quattro modalità di misura del tempo, utilizzate nel corso di oltre tre millenni, delle quali resta traccia in quadranti ancora esistenti.

Quadranti a ora canonica

Il declino dell’impero romano segnò una caduta di interesse rispetto alla misurazione del tempo. Nella cultura occidentale le tecniche di misura furono tenute vive dagli ordini monastici. La disciplina adottata da molti ordini richiedeva una severa regolarità nello svolgimento delle attività quotidiane, costituite dalla preghiera, dal lavoro e dal riposo, questo ultimo interrotto per le preghiere notturne. Particolarmente significativa in questo senso fu l’opera dei Benedettini, sia per la severità delle regole dell’ordine, sia per la diffusione in Europa. A partire dall’VIII secolo cominciarono a comparire sui muri dei conventi esposti a Sud orologi a forma di semicerchio, chiuso nella parte superiore, con al centro lo gnomone, perpendicolare alla parete, dal quale si diramano alcuni raggi, da 4 a 12, a seconda delle funzioni a cui l’orologio doveva servire (immagine a a lato). In alcuni casi non era neanche riportata l’ora, ma una croce segnava il momento della funzione religiosa.
Le ore canoniche erano numerate progressivamente, a partire dall’hora prima, coincidente approssimativamente con le cinque o le sette, a seconda della stagione, sino all’hora duodecima, corrispondente al tramonto. La notte, le cui ore non potevano ovviamente essere misurate dal quadrante, era divisa in quattro vigiliae, corrispondenti ai turni di guardia delle sentinelle, durante il periodo romano.

Quadranti a ora italica

L’ora italica assumeva come riferimento il momento del tramonto, indicato come ora XXIIII; il mezzogiorno coincideva così con una ora variante fra le 16 e le 19, a seconda della stagione. L’ora è indicata dalla estremità dell’ombra dello gnomone, collocato perpendicolarmente alla parete. L’ora italica è a durata costante, per cui le linee orarie sono divergenti sul quadrante verticale, allargandosi verso il basso. L’ombra dell’estremità dello gnomone raggiunge infatti la parte inferiore del quadrante nel periodo estivo, quando più alto è il sole nel cielo e più lunga l’ombra sul quadrante. Le linee non sono tuttavia convergenti verso un punto, come accade solo nel quadrante ad ore francesi. Sono definite le linee dei solstizi invernali ed estivi e quelle degli equinozi, generalmente contrassegnati dai simboli zodiacali. Infine è generalmente indicata la linea meridiana (figura sottostante).
Il tempo misurato dalle ore italiche è decisamente locale, in quanto l’ora del tramonto varia sia con la latitudine che con la longitudine. Questo sistema di misura del tempo fu in uso nell’Europa occidentale a partire dal XII secolo sino alla prima metà del secolo scorso. Numerosi quadranti di questo tipo, in alcuni casi ben restaurati, sono ancora presenti sulle chiese e sui palazzi più importanti di molte località italiane.

Quadranti a ora babilonica

Questo sistema di misura del tempo è per alcuni versi complementare rispetto all’ora italica; l’ora babilonica assume infatti come riferimento il momento dell’alba, analogamente a quanto usato dai babilonesi. Le linee orarie sul quadrante risultano pertanto speculari rispetto a quelle dell’ora italica. Sono comuni alcune caratteristiche del quadrante, quali la presenza delle linee solstiziali ed equinoziali, della linea meridiana e la normalità dello gnomone rispetto alla parete (figura a lato).L’ora babilonica ebbe lo stesso periodo ed area di diffusione di quella italica, risultando tuttavia meno frequentemente usata.

Quadranti a ora francese

Le innovazioni apportate dal sistema orario «alla francese», chiamato anche oltremontano, moderno, europeo, sono notevoli. La prima consiste nell’orientamento dello gnomone, inclinato rispetto alla parete in relazione alla latitudine, in maniera da risultare parallelo all’asse di rotazione terrestre. Il vantaggio dello gnomone così orientato consiste nel fatto che tutta la sua ombra ricopre interamente le linee orarie, rendendo così più agevole la lettura. La seconda innovazione riguarda il momento di inizio e fine della giornata, fissato con la mezzanotte, o ore 24.00; il culmine del sole avviene dunque alle ore 12.00. Questa convenzione segna il distacco da fenomeni naturali quali l’alba o il tramonto, che dipendono in larga misura dalla localizzazione del quadrante, costituendo un importante passo in avanti verso la confrontabilità dell’ora misurata in siti diversi. Questo obiettivo verrà tuttavia ottenuto solo con l’ora civile, forzando in qualche modo i fenomeni naturali alle esigenze umane.
Le ore francesi hanno durata costante nelle diverse stagioni dell’anno e le linee orarie convergono verso la base dello gnomone (figura a pagina 53 in basso). Sono in genere presenti la linea equinoziale, quelle solstiziali e, nei quadranti più dettagliati, le linee calendario, segnate con i simboli zodiacali o con le date. L’aspetto complessivo di un quadrante a ore francesi collocato su una parete esposta a Sud, è di una perfetta simmetria delle linee orarie rispetto alla posizione dello gnomone. Nel caso di pareti declinanti verso Est o Ovest, la impostazione complessiva delle linee del quadrante si modifica.
L'ora francese è quella generalmente usata nei quadranti moderni e in gran parte di quelli dei secoli scorsi; meno comuni sono i quadranti a ora italica, mentre decisamente rari e da segnalare sono i quadranti a ora canonica e babilonica.

La gnomonica oggi: rinascita di un interesse

Orologi solari e orologi meccanici hanno condiviso lo spazio su torri, chiese e campanili per parecchi secoli, a partire dal XIII secolo, quando i primi strumenti meccanici comparvero nelle città italiane ed europee. Gli orologi meccanici restarono infatti a lungo troppo complessi e costosi per diventare di uso comune; la loro modesta precisione fece sì che per secoli essi fossero regolati proprio sulla base delle misure eseguite con orologi solari. Le cose cambiano sostanzialmente solo nel secolo scorso con lo sviluppo industriale e la produzione di massa, che gradualmente riducono i costi e migliorano le prestazioni tecniche degli orologi meccanici. Solo a partire dalla seconda metà del secolo scorso i quadranti solari cadono progressivamente in disuso. E solo a partire dagli anni Settanta di questo secolo la gnomonica assurge a una nuova seppur limitata popolarità. Difficile dire quali fra i temi presenti nella disciplina abbia avuto un peso prevalente nel determinare questa rinascita: interesse per i fenomeni astronomici, aspetti storici, valore decorativo degli orologi solari su nuove costruzioni. Probabilmente non è neppure corretto cercare di separare questi aspetti, poiché in rapporti diversi essi sono comunque sempre presenti quando si parli di gnomonica e orologi solari. Tuttavia, volendo comunque individuare una graduatoria di importanza, si è portati a propendere per gli aspetti astronomici, a voler almeno giudicare dalla collocazione della più importante organizzazione oggi attiva in Italia. Infatti questa è la Sezione Quadranti Solari dell’Unione Astrofili Italiani (U.A.I.), che raccoglie gli interessi di numerose associazioni di astrofili a livello cittadino o provinciale. Esistono inoltre importanti centri di studio e punti di riferimento, quali per esempio: il Museo di Storia della Scienza di Firenze, che conserva collezioni di strumenti scientifici raccolte da Cosimo I de’ Medici, e successivamente ampliate, e un’importante raccolta di volumi sulla gnomonica e il Museo Poldi Pezzoli di Milano, che possiede forse la più importante collezione di orologi solari portatili d’Italia (oltre 200 esemplari). Un ulteriore punto di riferimento in Italia è costituito dal Centro Internazionale A. Beltrame di Storia dello Spazio e del Tempo, che organizza convegni e riunioni ad alto livello, con la consulenza di un comitato scientifico formato dai più importanti storici della scienza e degli strumenti scientifici italiani.
Ad ampliare i collegamenti fra appassionati di gnomonica, in Italia e in molti altri Paesi, ha provveduto Internet, diventata un importante mezzo di diffusione di informazioni e notizie. Il fine non è certamente quello di costituire un’alternativa ai libri, che restano comunque lo strumento principe di divulgazione e documentazione, quanto piuttosto di fornire informazioni più tempestive e flessibili, arrivando a vere e proprie discussioni su temi di interesse comune.

Orologi solari su Internet

Per avere un’idea dei servizi e delle curiosità disponibili, naturalmente la cosa migliore è collegarsi alla rete e, aiutandosi con uno dei programmi di ricerca disponibili, iniziare l’esplorazione.
Il punto di partenza per avere un panorama italiano è senza dubbio costituito dalle pagine gestite dalla Sezione Quadranti Solari dell’Unione Astrofili Italiani (http://www.uai.it/sez_gqs/index.htm). Queste presentano un ampio quadro dei programmi attualmente svolti dalla Sezione QS e del loro stato di avanzamento, fra i quali: la realizzazione del censimento dei quadranti solari italiani; l’organizzazione con frequenza regolare del Seminario Nazionale di Gnomonica; il patrocinio del concorso internazionale Le ombre del tempo per costruttori di orologi solari; la gestione delle pagine in Internet, con una rassegna bibliografica dei principali lavori disponibili sull’argomento e una recensione di articoli su riviste nazionali ed internazionali; il coordinamento e la consulenza per le varie attività svolte nel campo dei quadranti solari da persone operanti singolarmente o in gruppi costituiti nell’ambito delle varie Associazioni astronomiche locali italiane.
Di particolare rilevanza per il tema di questo lavoro sono le pagine dedicate al censimento nazionale dei QS che riportano i diversi aspetti dell’attività, a partire dai coordinatori a livello provinciale o regionale, alle informazioni sulla scheda di censimento e sul programma informatico per la catalogazione dei quadranti, questi ultimi direttamente acquisibili da Internet. Sono inoltre elencate le principali riviste del settore e la composizione dei più importanti gruppi italiani e di altri paesi attivi.
Non si deve tuttavia perdere l’occasione per una visita alle principali attività degli altri settori dell’U.A.I. (asteroidi, astronomia digitale, cielo profondo, comete, luna, meteore, occultazioni, pianeti, ricerca supernove, Sole, stelle variabili), tutte pagine di ottima divulgazione e con splendide immagini, alcune delle quali di grande efficacia per comprendere i fenomeni di geografia astronomica che determinano le ombre e le loro variazioni sui quadranti.
Tornando ai quadranti solari, un allargamento di prospettiva è possibile, sempre partendo dalla home page dell’U.A.I., usando i link, a patto di avere un minimo di conoscenza della lingua inglese. Questi sono costituiti da oltre 200 voci, riguardanti gli argomenti più disparati e, con una buona stampante, è possibile fare incetta di informazioni e immagini di grande interesse. Si può partire dalle informazioni di base sulla tipologia dei quadranti per arrivare a software che ne permettono il calcolo; sono poi disponibili pagine di storia dei quadranti, descrizione degli orologi di maggiore significato storico, rassegne bibliografiche e magnifiche immagini. Si possono fare salti nello spazio, dagli orologi in Corea e Cina, a quelli Spagnoli o del Quebec, e visite a diversi periodi storici, dal quadrante romano di Augusto, ai quadranti del Medioevo e del Rinascimento. Ciascun argomento può essere successivamente approfondito, usando altri rimandi a pagine Internet e facendo uso della bibliografia elencata. In molti casi è inoltre possibile stabilire un contatto diretto con gli autori delle pagine, usando per esempio la posta elettronica.
Certamente una visita ad alcune di queste pagine può aiutare a comprendere e gustare la reale dimensione della gnomonica come attività, arte e scienza che attraversa millenni e civiltà, producendo idee ed oggetti diversi e sorprendenti come un fuoco d’artificio che però, a un esame più attento, si rivela non evanescente ma, al contrario, saldamente ancorata all’evoluzione tecnologica e del pensiero scientifico.

La costruzione di un quadrante solare: percorsi pluridisciplinari

Seguono alcuni esempi di argomenti che possono essere esaminati nell’ambito delle diverse discipline scolastiche per la progettazione ed esecuzione di un quadrante solare; le possibilità di attività interdisciplinari sono numerose e vengono lasciate alla scelta degli insegnanti.
Italiano
Lessico e analisi del linguaggio specifico legato agli orologi solari. I miti del tempo nelle diverse civiltà. Storie e filastrocche sul tempo in ambito locale (in italiano ed in dialetto).
Storia
L’evoluzione del concetto di tempo. La misura del tempo nelle antiche civiltà. Relazione fra misura del tempo e strutture economiche e sociali. Il tempo nella società agricola e in quella industriale. La storicizzazione del tempo: storia e pre-istoria.
Geografia
Geografia astronomica. I moti della Terra attorno al Sole (rotazione, rivoluzione, precessione), il succedersi delle stagioni. I moti apparenti del Sole e delle altre stelle. Orientamento con il Sole o con le stelle. Il sistema delle coordinate geografiche; latitudine e longitudine. L’ora locale, l’ora media, l’ora legale. I fusi orari. Lettura di carte geografiche. Individuazione della latitudine e longitudine del sito dell’orologio solare.
Matematica
Sistemi di misura decimali e sessagesimali. Origini e applicazioni attuali.
Informatica
Calcolo dei dati per la costruzione di un orologio solare (piano e/o verticale) mediante software già pronti. Restituzione dei risultati in tabelle e grafico. Preparazione di un ipertesto per la presentazione dei risultati di un censimento dei quadranti solari presenti nel territorio dove è collocata la scuola. Uso di Internet per ricerca di informazioni su Enti ed associazioni che si occupano di gnomonica. Ricerca su Internet di documentazione su quadranti solari di particolare interesse artistico o monumentale.
Scienze fisiche
Il tempo come variabile fisica. Modello teorico di un fenomeno fisico e sua validazione. Errori associati alle misure. Errori casuali ed errori sistematici. Precisione e accuratezza delle misure. Principi fisici alla base delle diverse metodologie di misura del tempo: moti degli astri, conta tempo ad acqua o sabbia, orologi a gravità, a molla, elettrici, elettronici, atomici. Gli istituti e gli enti che misurano il tempo a livello nazionale ed internazionale. Chi decide l’ora esatta?
Educazione tecnica
Costruzione di un modello di orologio solare. Scelta dei materiali e predisposizione del modello. Preparazione dell’orologio (verticale, orizzontale) definitivo. Decorazione dell’orologio solare e rifinitura del quadrante con motto, coordinate, autori, data costruzione, eccetera.
Educazione artistica
Orologi solari importanti nel contesto di opere d’arte. Il Duomo di Milano, le chiese di S. Petronio a Bologna, S. Maria degli Angeli a Roma. Gli obelischi di Roma. Orologi solari moderni inseriti nel contesto urbano. Le meridiane su edifici pubblici e religiosi presenti localmente. Confronti e identificazione degli stili. Descrizione dei quadranti.
Lingua straniera
Contatti, via lettera o Internet, con scuole di altri paesi chiedendo informazioni sui locali orologi solari. Richiesta di informazioni e materiali da associazioni di astrofili di altri paesi, individuate tramite ricerca su Internet. Traduzione di documenti scaricati da Internet. Ricerca e lettura di favole e leggende sul tempo nella lingua straniera di interesse.
Educazione fisica
Attività di orientamento.

Indicazioni bibliografiche e ringraziamenti

Il presente articolo e le relative illustrazioni sono costituiti da alcuni paragrafi del libro Orologi solari nell'Arco Alpino - Le meridiane della Val d'Ossola, di R. Mosello, edito dalla Libreria Grossi di Domodossola, riprodotti grazie alla cortesia dell'Editore.
Fra i libri che possono aiutare nel proposito di costruire un orologio solare o relativi alle misure del tempo:
E. Del Favero, Meridiane. Tecniche di lettura, progettazione, costruzione, De Vecchi, Milano 1999.
G.C. Pavanello e A. Trinchero, Le Meridiane. Storia, funzionamento, costruzione di un orologio solare, De Vecchi, Milano 1996.
G. Paltrinieri e I. Frizzoni. Meridiane e orologi solari di Bologna e Provincia, Artiere Edizionitalia, Bologna 1995.
D.E. Duncan, Il Calendario, Piemme, Casale Monferrato 1999.


*Svolge la sua attività di ricerca presso l’Istituto Ita-liano di Idrobiologia del CNR a Verbania Pallanza.
È responsabile di progetti nazionali e internazionali relativi ai fenomeni di eutrofizzazione delle acque su-perficiali e alla chimica analitica ambientale.